Cauti racconti immaginari

Barra di navigazione

Tutti in posa davanti al fotografo. Gli uomini in giacca e cravatta, come si usava un tempo anche nei momenti di svago. Le signore in eleganti abiti longuette, con l’ombrellino per proteggersi dal sole perché l’abbronzatura non era ancora di moda. Chi sono queste persone ritratte nel cortile e nel giardino di un palazzo nobiliare, nei pressi del lago d’Orta? Certo, tali fotografie volevano immortalare i momenti felici di una storia familiare, erano “reliquie” che avrebbero dovuto essere trasmesse di generazione in generazione. Invece, per un oscuro caso del destino, sono state abbandonate in una soffitta, la villa è rimasta chiusa per decenni, finché Elena Franco – nuova proprietaria dell’abitazione – le ha ritrovate assieme a obsolete macchine fotografiche. Lei allora inizia a usare proprio queste macchine antiquate, ma ancora funzionanti, e adotta tali immagini trovate, così come adotta la casa, con la sua vecchia veranda di vetro e il giardino trascurato. Le adotta per redimerle, per proseguire il racconto interrotto della casa e dei suoi abitanti scomparsi, sconosciuti. Per lei diventano come semi che, lasciati sul suo cammino, l’aiutano a immaginare la vita di quelle persone dimenticate, a inoltrarsi nel loro passato, a vedere e conoscere la sua nuova abitazione con gli occhi di chi un tempo vi aveva trascorso momenti felici. Certo, i proprietari di allora non ci sono più con quei loro sguardi sorridenti davanti al fotografo. E’ rimasto però intatto l’angolo del cortile in cui si sono fatti fotografare davanti alla loro nuova berlina, così com’è sopravvissuta all’incuria del tempo una colonna sovrastata da una strana statuetta. Grazie a queste immagini sospese in un tempo incerto, ambiguamente simili a quelle della prima metà del Novecento, Elena Franco propone una mise en abîme della memoria, dove si confondono e si intrecciano le frontiere tra reale e immaginario, tra passato e presente. Intime e attente ai segni in cui si avverte la presenza del passato nell’edificio, le sue immagini costruiscono un racconto, fatto di scambi osmotici e in punta di piedi, tra il presente e le storie racchiuse nelle fotografie dimenticate che lei ha voluto salvare dall’oblio.
di Gigliola Foschi

video

Cauti Racconti Immaginari Cauti Racconti Immaginari Cauti Racconti Immaginari Cauti Racconti Immaginari Cauti Racconti Immaginari Cauti Racconti Immaginari